Sono andato a un corso di pilates. Ho chiesto all’istruttore di aiutarmi a ritrovare la forma fisica e pure quella mentale.

Mi ha risposto che non gliene frega nulla, lui se ne lava le mani.

Il suo nome era Ponzio Pilates.

Anonimo ha chiesto: di dove sei?

Vuoi unirti al Fart Club?

Mentre sfogliavo il catalogo Ikea cercando soluzioni versatili per il vivere moderno, mi si è palesata davanti una figura simile a quella di Alvaro Vitali, che mi ha sfilato il catalogo dalle mani e ha detto: “aò, le cose che possiedi, alla fine te posseggono”. Come un’illuminazione, capisco quanto mi stava succedendo e chiedo: “scusa, ma perché non c’è Brad Pitt?” e lui: “eh, sta mpegnato col matrimonio, comunque manco tu assomigli a Edward Norton”. Ne scaturì un’accesa lite, ma non una scazzottata, prevalentemente ci si prendeva a scuregge in faccia. Non vinse nessuno, ma cademmo entrambi a terra, esausti, come se ci fossimo liberati di tanti piccoli pesi. Allora la cosa divenne un’abitudine, e piano piano si aggiunsero anche altre persone che non avevamo mai incontrato prima. Oltre al semplice combattimento iniziarono a crearsi gare stilistiche di peto, divise in tre categorie: Alfonso, Pasquale e Robertobracco. Ci riunivamo in uno squallido scantinato. Come ogni sera Alvaro era lì, a petto nudo e con in un mano un piatto di pasta e fagioli fumante. Posò il piatto e richiamò l’attenzione dei presenti: “aò, questo se chiama Fart Clebb, in pratica, facciamo a gara de scuregge ahahahah”. 

voglio un mondo all’altezza delle dupalle che m’avete fatto venire.

Alessandro Check-in Pavone

Alessandro Check-in Pavone

Tags: flavia vento

Lunedì primo settembre è un po’ come martellate in testa e calci nei coglioni

"Che poi, diciamocelo, a cosa serve un culo sodo? Dovunque ti siedi stai scomodo…"

— Natalino Balasso

selene:

me

alcolicesimo:

Dall’elenco delle cose che ti accorciano la vita, toglierei i vizi e metterei le aspettative.

Per il mio Ice bucket challange taggo tutti quelli che prendono il mio autobus.

Così almeno per una volta si lavano.

Era così bravo con le ragazze e in geografia, eppure non è mai riuscito nel suo intento di portare Sòfia a Lettonia.

Già mi immagino che tra qualche millennio ritroveranno la bara di Valeria Marini e penseranno che quella era una nostra regina che s’è fatta impagliare col silicone.

Le pizzerie di periferia

Giro per la città deserta, districandomi facilmente laddove di solito devi farti mezz’ora di traffico, e provo una strana sensazione a metà tra la calma e l’ansia di tornarmene a casa. Questo silenzio mi dà troppo fastidio, rimbomba la solitudine e la lontananza. Accendo la radio: passano le musiche allegre dell’estate divertente e spensierata di qualcun altro. Qualcuno soffre perché non può andare in vacanza, altri, vestiti bene e abbronzati col sole di quando capita, si rifugiano nelle pizzerie di periferia col personale scortese perché vorrebbero essere in ferie. E la chiamano estate…

Tutti questi secoli di evoluzione e ancora i balli di gruppo latino-americani…